Pagine

IL 20 GENNAIO TUTTI A ROMA! "ACCOGLIENZA" A SARKOZY, MERKEL E MONTI!

sabato 14 gennaio 2012

A CHI DICE CHE GLI ISCRITTI AI PARTITI SONO TUTTI LADRI


Oggi stavo parlando con una compagna. La compagna mi dice: "hai letto la lettera sul blog di Claudio?" (Grassi, dirigente del partito di cui faccio parte). "No, ho letto qualcosa che parla di Liberazione", rispondo con sorpresa. "Nei commenti, mi sono commossa". Torno a casa, incuriosito. Cerco il nome che la compagna mi indica. Gaetano, e incomincio a leggere (http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/01/limpegno-senza-riserve-per-sostenere-liberazione/comment-page-1/#comment-36103 )

"Non è assolutamente facile,per niente,ma la decisione di togliermi la vita,forse, rimane l’unica strada percorribile, per provare a mettere in salvo quello che rimane della mia vita e della mia famiglia.
Una famiglia da statistica: entrambi i coniugi dipendenti pubblici, una figlia studente universitaria, un mutuo,alcuni impegni finanziari presi, e il buco nero di un reddito accessorio che all’improvviso scompare e la banca che ti richiede il rientro immediato di un fido sostanzioso, concesso per la ristrutturazione.
Succede che la somma dei tuoi due stipendi non serva più nemmeno a pagare la rata di mutuo, e che la banca non può rinegoziartelo,ma solo sostituirlo,e che avviata la procedura,che oramai dura da 7 mesi, esige e pretende che tu non venga iscritto in nessuna centrale rischi bancaria o di consumatori, e che per far fronte alle scadenze, acquisti soldi al nero,e ti staccano il telefono perché non hai onorato la bolletta, e che riduci la tua alimentazione ad un pasto al giorno,e non puoi mandare tua figlia a seguire i corsi all’università perché ti cominciano a mancare anche gli spiccioli per l’autobus,e che il salumiere ti chiama ripetutamente per il saldo,e non ti resta che piangere di nascosto ed in silenzio.
Un tempo che distrugge la dignità e la speranza,la sensazione di essere arrivato al punto di non ritorno,tanto tra poco si presenteranno gli sgherri che ti hanno prestato soldi a strozzo per non farti risultare cattivo pagatore,ed un sistema creditizio che draga e recupera soldi che hanno una chiara origine mafiosa e di malaffare,quindi non tanto inconsapevolmente ricicla denaro sporco.
Questo governo,in tutte le sue componenti, non pone assolutamente alle sue attenzioni, la messa in sicurezza di milioni di italiani come me,ancora in grado di pagare,ma su un tempo più lungo.
Svolgo un lavoro,pubblico, con una mansione, che pone la mia vita in pericolo ogni giorno. Il non rispetto di poche prescrizioni mi rendono immediatamente cadavere, ma con una assicurazione che permette alla mia famiglia di conservare la casa e di uscire da questo incubo.
Non sono depresso,ma stanco. Consapevole che lo spazio per mediazioni o di ancore di salvataggio, per me ,e milioni come , non ci sono o peggio non sono previste.
L’unico dolore che provo è per il dolore che provocherò a mia moglie e mia figlia, ma con la consapevolezza di stare per compiere una operazione finanziaria non aggredibile da protesti e spread".

Aveva ragione la compagna. Leggendo tutta la lettera, non solo mi commuovo anche io, ma provo il misto tra senso di rabbia e voglia di fare qualcosa.

Leggo anche le risposte a questa lettera, e vedo che non sono il solo ad avere queste emozioni.

"Caro Gaetano,
hai lo stesso nome del mio caro papà e come te, anche lui ha svolto per anni un lavoro che lo metteva a rischio ogni giorno.
Chi ti parla è una disoccupata, mamma di due ragazze, che ha 42 anni e quindi fuori dal mercato del lavoro. Un marito con uno stipendio a rischio è che è rimasto senza lavoro per sei mesi di seguito.
Conosco il tuo dolore, ci si sente privati della dignità, è vero!
Però una cosa ti dico, non ho smesso mai di pensare ad un futuro un pizzico migliore, fosse solo per le mie figlie e per i figli degli altri.
Battiti invece di abbatterti.
Alza la testa e non fare il gioco di chi ci vuole schiavi e sottomessi ad un sistema che non abbiamo voluto noi! Denuncia, urla al mondo quello che provi, non tacerlo!
Ti prego, da essere umano, di guardare a chi ha meno di noi al mondo eppure, nonostante ciò sopporta, giorno per giorno, la fame, le ingiustizie e l’indifferenza del mondo.
Non negare ai tuoi cari la tua presenza, piuttosto condividi con loro le difficoltà.
Pensi che sarebbero felici con qualche spicciolo in tasca e senza te? No caro Gaetano. La cosa più importante sei tu e il tuo stare vicino alla tua famiglia.
meglio un pasto al giorno e avere il mio papà vicino che mangiare due volte al giorno e non potere più gioire del suo affetto e della sua presenza.
Sù la testa Gaetano, io sono con te!"
"Caro Gaetano a scanso di equivoci ti chiarisco subito che chi ti scrive è una persona che sostiene il diritto di autodeterminarsi fino anche all’ambito di poter decidere se stare o meno su questa terra. Dopo aver letto il tuo messaggio però non posso fare a meno di scriverti. Il momento che viviamo è drammatico, su questo non ci sono dubbi, così come la situazione che descrivi merita profondissima considerazione, lungi da me non ritenere quello che dici durissimo da sopportare.
Non posso però sottrarmi dal portarti il punto di vista di un figlio che vive una situazione famigliare piuttosto complessa, e che non può fare a meno di pensare alle conseguenze di quello che proponi.
Anche assumendo la cinica ottica di bilancio che proponi, il danno che arrecheresti alle persone che ti vogliono bene sarebbe infinitamente e incommensurabilmente più grande del vantaggio che ne otterrebbero. Quale figlio sarebbe disposto a barattare il piacere della vita al fianco dei propri cari per la tranquillità economica? Il valore della famiglia, qualsiasi cosa questo voglia dire, si vede proprio nei grandi momenti di difficoltà e ti assicuro che se opterai diversamente, quand’anche dovessi finire in guai finanziari i tuoi cari avranno te e tu loro, e qualsiasi cosa possa accadere questo varrà molto più di qualsiasi casa proprietà somma di danaro. guarda non si tratta di un mieloso appello alla vita, lungi da me, ma la sicurezza di avere un padre a proprio un valore per qualunque figlio.
Ti ripeto io vedo la cosa dal punto d vista di un figlio che per i suoi genitori vive delle limitazioni, ma queste limitazioni sono ampiamente ripagate dalla possibilità di continuare a stare assieme.
Non darla vinta alle banche, non arrenderti.
Il fatto di avere condiviso con questa comunità un messaggio così importante spero riesca a darti la forza per ridiscutere le tue proposizioni, spero tu legga questo messaggio e quelli che seguiranno.
Uniti siamo milioni e siamo una forza, soli siamo vinti.
Anche uno in meno, uno che si arrende è per tutti noi una grave perdita e ci rende tutti più deboli; in questa fase storica siamo tutti quanti indispensabili."
Poi leggo anche il commento di un compagno dirigente nazionale di partito, e leggo:

"Caro Gaetano, leggo solo ora il tuo messaggio, le risposte dei compagni, la tua replica. E’ difficile esprimersi su un problema che investe innanzitutto te, la tua famiglia, i tuoi propositi (pur essendo tutto ciò parte di una condizione che purtroppo riguarda oggi, chi più chi meno, un’intera collettività): su questo, nessuno potrebbe permettersi di sindacare. Ma da quello che hai scritto (e replicato) ti percepisco come uno di noi: lo percepisco già per il solo fatto di aver tu condiviso la tua sincera (ed estrema) riflessione con questa comunità di persone, con le compagne e i compagni. E’ per questo che mi sento in diritto di inviarti queste poche parole. Non so come e quando possa risolversi la tua situazione di grave difficoltà materiale. Ma, come ti hanno detto Lilly e S., anche io vorrei dirti di non sentirti solo. Non sei solo. La barbarie di questa società non merita il sacrificio della tua vita. E penso che per i tuoi cari sia molto meglio un Gaetano in grave difficoltà economica ma vivo e vegeto. E casomai incazzato. Se posso permettermi, anche la battaglia politica di chi non si rassegna allo stato di cose presente ha bisogno della tua incazzatura (e anche della tua amarezza). Non ti conosco, ma consentimi di abbracciarti comunque".

leggendo le risposte, Gaetano risponde così:
"Care e cari compagni,è la mia abnorme solitudine,condizione sopportata da tanti,da troppi, che mi induce a questi ragionamenti.Non è lucida follia, è la presa d’atto di una sconfitta inedita,la sconfitta delle scelte collettive,della partecipazione.Anche noi siamo smarriti,di fronte all’inverosimile attacco dovremmo organizzare reti di solidarietà,non per me,ma per chi vive condizioni di estrema emarginazione.E’ il disprezzo di ogni singola soggettività,e della vita dunque,che ci da la misura della barbarie.Dovremmo costruire argini dietro i quali tutti,nessuno escluso,si senta parte di una idea diversa del mondo e della sua pratica.Casse di mutuo soccorso,case del popolo,medici e avvocato a disposizione degli ultimi.Senza pietas cristiana,ma con la consapevolezza che ognuno di noi vale dignità.
In qualche modo mi sento rinfrancato ed in qualche modo mi sento ancora parte di un progetto.Vi ringrazio,sentitamente".

La mia commozione allora diventa consapevolezza, quella di stare in un partito che non lascia soli i compagni in difficoltà, che anzi ricorda che non bisogna mai lasciarsi andare e arrendersi alle difficoltà, che bisogna lottare contro chi ti permette di fare questi pensieri. 

Mi dispiace per i Grillini, ma sì. I partiti non sono tutti uguali. I nostri compagni, di ogni livello, non sono ricchi dai finanziamenti. Voglio essere polemico: sì siamo ricchi, ma di umanità, solidarietà e tanta voglia di lottare contro chi ci fa sentire soli.



martedì 6 dicembre 2011

CAPTARE I SEGNALI E REAGIRE.


Discutendo in una bacheca FB di un amico che difende la linea del PD, una donna invia questo commento:

"Ho appena inviato un messaggio a Bersani, volete leggerlo? Eccolo qua "Carissimo Pierluigi, da ieri mi urge una domanda. Ma davvero il PD pensa che questa manovra alla gente piaccia? Mia madre di 80 anni, che cammina piegata in due e soffre di una grave forma di diabete, percepisce una pensione di 950 euro, e mio padre, invalido al 100% e non autosufficiente, ne ha una di poco più di 1000. In due spendono quasi 7000 euro l'anno per medicinali che né Stato né Regione riconoscono come necessari alle loro patologie, e nel frattempo cercano di dare da mangiare ad una figlia e al genero di 50 anni, disoccupati. Secondo te, dopo tre anni di disastri berlusconiani, questa famiglia è la sola in Italia ad avere questi problemi? La non rivalutazione delle loro pensioni permetterà a questi due vecchietti e alla loro famiglia di sopravvivere dignitosamente, provvedendo alla loro salute in maniera adeguata? Dimmi, sinceramente, se ci credi! Perché in Italia di queste situazioni ce ne sono a centinaia di migliaia, e ai disoccupati di 50 anni un altro lavoro non glielo dà nessuno!" Non ho altro da aggiungere a ciò che ho detto, tranne che manovre a costo zero erano possibili, ma...ohibò, il banchiere dice "no"!...."

Credo vivamente che qualcosa si stia muovendo, credo che la gente sia veramente sazia di questi ragionamentii. Noi, come Rifondazione e come Federazione della Sinistra, dobbiamo trovare il modo di captare questi segnali e aiutare queste persone, anzi aiutare il Popolo, a dire no al governo delle Banche, della Chiesa.

mercoledì 9 novembre 2011

QUIRINAL PARTY


All'Inizio del film di Black Edwards la comparsa interpretata da Peter Sellers, Hrundi V. Bakshi, deve suonare la carica ai suoi commilitoni pakistani. La suona talmente male che, oltre i colpi del nemico, per smettere la lagna riceve anche proiettili amici, ma nonostante il corpo crivellato di colpi, continua a strombazzare lo strumento musicale anche dopo lo stop del regista. Supponiamo ora di sostituire le varie figure: Al posto di Bakshi mettete Berlusconi; il nemico è l'opposizione, le varie defezioni della maggioranza sostituiscono il fuoco amico e il regista è Napolitano. Berlusconi nonostante un governo indecente è rimasto in piedi finché la sua maggioranza non si è polverizzata nel corso di questi tre anni e una opposizione più indecente del governo. Ma la scena purtroppo per noi, potrebbe non finire. La complessa vicenda viene spiegata molto bene dal giornalista Dino Amenduni del Fatto Quotidiano (Link articolo). Ovviamente non si vuole con questo sminuire una vittoria, ma ieri speravo che il regista Napolitano prendesse un fucile e sparasse alla comparsa un colpo alla nuca.

martedì 8 novembre 2011

BERLUSCONI ULTIMO ATTO?


Già sapete tutto. Oggi Berlusconi non è riuscito ad ottenere (comprare?) una maggioranza assoluta. Se non fosse stato per l'astensione dell'opposizione, il rendiconto non sarebbe passato per la seconda volta. Berlusconi poi è salito al Quirinale con l'intenzione di non dimettersi e ne esce con un fine mandato ben preciso, cioè l'approvazione della legge di stabilità. In queste ore, tante le ipotesi, che passano da governi tecnici o governi di responsabilità. Oggi però, occorre per l'Italia una nuova alternativa e per farlo nessun governo non eletto può farlo, perché possiamo chiamare Monti, Letta o Amato a formare un governo, ma a reggere le sorti dei lavoratori sarà la Banca Centrale Europea e non il Popolo. Solo con elezioni anticipate, la Sinistra ha la possibilità di poter mettere i sostenitori di "centrosinistra" (così facciamo contento Enrico Letta) su un bivio: privatizzare o rendere lo Stato protagonista dell'economia, scegliere Marchionne o chi lotta per i propri diritti, continuare sulla strada di Berlusconi o parlare con i movimenti per i beni comuni. E per farlo, dobbiamo far parte della partita del programma che sarà e cercare di contare sempre di più nella società per far capire che un nuovo mondo oltre che è possibile, è necessario.

sabato 3 settembre 2011

LOTTARE. CON I LAVORATORI.


Non si capisce più nulla con questa manovra. Prima si parla di cancellare Comuni, Provincie, Enti inutili, di contributi di solidarietà, di alzare l'aliquota IVA dal 20 al 21%, di tassazioni straordinarie e ordinarie, di abolire il riscatto degli anni per il servizio militare e gli studi universitari, salvo poi avere paura e non fare quasi più nulla. Per valutare questa manovra occorrerà effettivamente leggere il testo definitivo. Di certo, si può valutare il governo, sempre più minoritario e sempre più contro i lavoratori, visto che tutto si è discusso fuorché di far pagare la crisi a chi l'ha causata. La CGIL ha convocato lo sciopero generale per il 6 settembre. Hanno risposto i sindacati di base e gli studenti, che saranno in piazza anche loro nello stesso giorno. Il malcontento per le misure prese dal governo e le continue promesse non mantenute da parte dei loro segretari, sta portando alla lotta anche i cosiddetti "sindacati gialli", UIL e CISL. Sarà veramente un autunno caldo, infatti oltre lo sciopero del 6 settembre, sono già previsti altri due incontri: il 1 ottobre SeL va in piazza e il 15 Ottobre la manifestazione europea contro le politiche "di salvataggio" dell'Unione europea. E' ora di entrare nelle lotte, di entrare senza nulla a pretendere. Bisogna finalmente ascoltare la piazza, vedere cosa veramente vogliono i lavoratori, senza ergersi da "primi inter pares". Rappresentare i lavoratori non significa essere necessariamente avanguardia. Buona lotta a tutti!

sabato 6 agosto 2011

CONTRO LA CRISI, UNITI PER POI REAGIRE.


Siamo in piena crisi economica - finanziaria. Ed essendo noi delle ottime Cassandre, lo avevamo previsto. Il governo ha rassicurato sempre gli Italiani, dicendo che da noi la crisi non ci avrebbe toccato, che eravamo quelli messi meglio, che non eravamo messi come la Grecia o L'Irlanda. Ed ora? Ora, grazie alla forza dei fatti (milioni e milioni DI Euro bruciati in poche settimane) e nascondendosi dietro la crisi che colpirà tutti meno che lor signori, meno che gli industriali (che crisi o no, continuano a chiedere sempre le stesse pretese, visto che mentre i conti pubblici e salari crollano, i loro conti sono ben oltre il positivo, come documenta questo articolo di Domenico Moro), il governo preferisce continuare a favorire le speculazioni con proposte veramente scandalose e inutili con la crisi in atto. Studiando Economia politica, prima di parlare di grafici e formule, ogni buon manuale di macroeconomia ricorda che spesso la politica economica atta ad correggere o promuovere l'economia può essere nociva se non attuata nell'immediato, perlomeno attuata un frangente dopo, perché spesso le politiche decise a marzo,per esempio,per una crisi di febbraio possono non andare bene per il mese successivo. Ebbene, con le proposte presentate ieri da Tremonti e Berlusconi, il governo ha deciso, invece, di regolarizzare, anzi rendere costituzionale, il mercato e la crisi. Mettere in costituzione la teoria del pareggio di bilancio, significa mettere una vera utopia. Quando esso si avvera, l'altro piatto della bilancia vede salassi e disperazione nei ceti medio bassi e bassi (cioè, quello che avverrà già il prossimo anno, grazie all'anticipazione degli effetti della manovra, votata con gravi responsabilità bipartisan). Cambiare l'art. 41, introducendo il concetto liberalista "cio' che non è vietato, è libero" e togliendo il principio dell'utilità sociale, significa rompere il patto con cui i nostri Padri Costituenti hanno fatto nascere la Repubblica e la Costituzione; poi affrontare la crisi con due proposte di modifica costituzionale (tempo minimo: 9 mesi, con maggioranza qualificata e senza richieste di referendum costituzionale sulle questioni), significa mettersi nel ridicolo più assoluto, per dirla come Ennio Flaiano: "la situazione è grave, ma non seria". Ma la parte più ridicola non è il governo, ma sono le parti sociali, che fanno insieme alla Confindustria richieste ancora più a destra di questo governo (nella CGIL la discussione sarà veramente aspra, come testimonia l'intervista a Sergio Cofferati). Ma abbiamo qualche speranza? io credo di sì. A sinistra le idee non mancano (Stefano Fassina del PD sul manifesto, lo stesso Cofferati, ecc). Quando si è assediati, l'unità ti fa sovravvivere per poi reagire.

giovedì 4 agosto 2011

GALBRAITH: L'EUROPA E' CONDANNATA SE NON SI RIFORMA



L'economista americano James K. Galbraith evoca la storia dell'URSS e del confederalismo degli Stati Uniti per sottolineare il declino dell'Europa e l'urgenza di riformare la sua struttura.


Il crollo dell’impero sovietico, seguito poi da quello dell’URSS nel 1991, sono stati relegati ai confini della storia, delle coscienze occidentali.

Ma questi eventi dovrebbero ricordarci che le costruzioni politiche non sono eterne. Il comunismo ha lungamente rappresentato una minaccia pressante di fronte ai suoi avversari capitalisti. Ma le speranze portate un tempo possono crollare di colpo, secondo l’evoluzione delle circostanze.

L’Europa, alla sua creazione, e dopo la sua espansione dopo la fine della guerra fredda, formava un progetto politico brillante. Il suo obiettivo non era il potere ma la pace. Una visione del mondo veramente nobile.

Ma questo nobile progetto si è costruito su dei sistemi economici incapaci di rimettersi in causa, su un credo anacronistico del potere dei mercati, e su una ideologia monetarista, accompagnata da criteri arbitrari in materia di deficit e debito pubblico.

All’alba di una débacle finanziaria mondiale, tutto ciò non ha più nessuna utilità. Bisogna rapidamente abbandonare questi principi. Sennò, l’Europa sarà condannata. Esattamente come il comunismo ha condannato i paesi dell’ex impero sovietico.

UNA COSTRUZIONE DIFENSIVA.

L’Europa è combattuta tra due strutture stabili: uno stato federale da una parte, e una comunità di stati dall’altra. Un modello intermedio esiste, che si chiama “confederazione”: esso fallì per due volte negli Stati Uniti, l’ultima risalente al 1865.

Il Sud perse la guerra civile, in parte perché lo Stato centrale beneficiava di troppo potere. Ciò ha complicato la raccolta dei fondi, come degli uomini, per proseguire la battaglia. Dopo questa sconfitta, bisognerà attendere circa 70 anni - fino il New Deal di Rooselvelt nel 1933 – affinché vengano prese delle misure, per tentare di porre fine alla povertà, alla stagnazione economica, nel Sud degli Stati Uniti. Il mondo contemporaneo ha dimenticato ugualmente questa parte di storia.

La crisi mondiale (scoppiata nel 2007, ndr) ha colpito in pieno ciò che faceva la specificità dell’ Europa, quel miscuglio di idee economiche d’altri tempi e di una struttura politica instabile. Minati dai loro portafogli di azioni americani tossici, gli investitori hanno cercato di ridurre la cassa, sui mercati, con la vendita di titoli di debito sovrano emessi dai “piccoli” paesi indeboliti: Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna.

DEI PROBLEMI IGNORATI

I rendimenti di questi debiti sono allora esplosi. Nello stesso tempo, i rendimenti sui debiti degli Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito cadono. Noi scopriamo da un giorno all’altro che la Grecia è stata gestita male o che i fondamentali caretterizzanti il boom immobiliare in Irlanda, non erano sani. Queste cose erano conosciute. La novità è stato prima il crollo dei mercati finanziari, dopo il rifugio per gli investitori di qualità (flight to safety), e le onde della speculazione predatoria che seguirono.

E poi si è verificato quello che succede ogni volta, in una crisi del debito: una crisi di solvibilità del settore bancario.

Questo è quello che è già successo negli anni '80, quando l'amministrazione Reagan si sentì in dovere di preparare un piano segreto per nazionalizzare niente meno che le maggiori banche di New York, nell’ipotesi in cui uno dei loro creditori in America Latina fosse stato carente. Questo è anche ciò che è accaduto nel 2008-2009, quando il problema numero uno della politica americana era quella di fare di tutto per evitare il collasso imminente della Bank of America, Citigroupe e altri.

È evidente che l'Europa politica lotta per una sola cosa: trovare il modo per soffocare le difficoltà delle sue banche. Ci sono stati stress test bidoni, prestiti supplementari, nuovi cicli di negoziazioni movimentate , critiche contro la prodigalità della Grecia o di un altro paese ... In breve, abbiamo ottenuto tutto, tranne che un esame onesto del cuore del problema.

UNA SITUAZIONE INTOLLERABILE

Oggi, la Grecia, sotto la guida di un governo deciso, e malgrado una contestazione importante al suo interno, ha adempiuto alle condizioni onerose che le erano state imposte. Ma per fare cosa?

Per ottenere dei prestiti che saranno immediatamente riciclati dalle banche europee. Che non miglioreranno le prospettive della Grecia e faranno gonfiare il suo debito. I tassi d’interesse sui mercati non si abbasseranno, la crescita non riprenderà, e le riforme necessarie che dovrà adottare, non saranno facilitati. La situazione è intollerabile e non è più possibile prolungarla a lungo.

Se seguiamo questa strada, ci saranno all’orizzonte solo difetti, panico, implosione della zona euro, iperinflazione nei paesi che usciranno dall’Euro, e il crollo delle esportazioni nei paesi che decideranno di restarci.

Seguendo questo corso, assisteremo a importanti emigrazioni di popolazioni - come quello che è successo nel sud degli Stati Uniti. Se L’Europa continuerà a impoverire la sua periferia, bisognerà aspettare coloro che subiranno in pieno questa decisione, restare seduti e contemplare il loro destino.

Ma esiste un’altra strada. Ciò significa assumere delle responsabilità comuni, che permetteranno di rinforzare la convergenza delle economie europee, attraverso politiche di sostegno. I debiti sovrani in eccesso rispetto al massimale fissato dal trattato di Maastricht, potrebbero essere trasformati così in eurobond (debiti sovrani europei). Un programma d’investimento pubblico – privato permetterà nello stesso tempo di rilanciare la crescita e l’occupazione, in conformità a ciò che alcuni dei più saggi dirigenti europei hanno proposto, qualche giorno fa, in un manifesto. In un processo che dovrebbe passare attraverso delle riforme costituzionali, che permetteranno di adattare l’Europa, e le sue politiche, alle realtà del dopo – crisi.

L’Europa si trova dunque di fronte ad una scelta, che deve decidere rapidamente, come disse Charles de Gaulle nel 1969, “tra il progresso e la rivoluzione”.

da blogs.mediapart.fr (traduzione di Giuliano Sdanghi)